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Adulti

In questo periodo di quaresima, con la mia famiglia, mi sono impegnata a prendermi cura di più della Parola di Dio dedicandomi maggiormente alla preghiera. Ogni mattina, in particolare, prima di andare a lavoro ho letto e pregato con il Vangelo del giorno o con il Salmo, questo momento mi ha aiutato a vivere tutta la giornata con la presenza fissa di Gesù nella mente e nel cuore. Un lunedì mattina, viaggiando con un mio collega di lavoro, mi sono ritrovata a parlare di Gesù e della esperienza che vivo in parrocchia. Gli ho raccontato che ogni domenica partecipo con gioia alla messa e che sono anche catechista di alcuni fanciulli. Ho testimoniato, senza vergogna, che è bello camminare sulla “via di Gesù”, che mi dà tanta pace seguire i suoi insegnamenti. Lui è rimasto molto sorpreso del fatto che proprio la domenica, anziché fare ciò che mi è più comodo, svolgo un servizio. Da quel giorno, succede spesso che il lunedì mattina mi chiede ciò che ho fatto in parrocchia la domenica Ogni volta leggo nel suo volto stupore e curiosità. Un giorno, infatti, mi disse: ”Una domenica vengo a trovarti in parrocchia”. Non so se questo accadrà realmente, però, sento che Dio, attraverso me, ha suscitato nel suo cuore il desiderio di conoscere Gesù.

Raccogliere con gratitudine, per me è sicuramente un passaggio importante della mia esperienza vissuta. Prima della fine dello scorso anno, si sono succeduti problemi di salute a problemi personali che mi hanno turbato profondamente. Ero troppo preso dai miei pensieri, quando, in maniera del tutto inaspettata, mi è giunta la richiesta di unirmi ai fratelli e alle sorelle del catechismo. Senza indugi ne ripensamenti, ho deciso di accettare, per mettere a disposizione della comunità la mia piccola persona, con tutti i limiti che consapevolmente mi accompagnano. Superata ogni perplessità, è con grande gioia che oggi, ringrazio il Signore per avermi concesso di sperimentare quanta ricchezza d’animo si possa ricevere uscendo dalle proprie certezze, vivendo la magnifica sensazione di contribuire alla crescita spirituale di Voi bambini.

Qualche settimana fa ero alla fermata e, come ogni sera, attendevo l’autobus per tornare a casa dopo il lavoro. Quella sera, avendo un appuntamento importante, avevo particolarmente fretta di arrivare puntuale a Corato per questo, sin dal pomeriggio, avevo organizzato tutto. Così, appena arriva l’autobus, salgo frettolosa e impaziente di partire. Dopo qualche secondo mi accorgo che una signora anziana, con delle valige sta salendo con difficoltà sull’autobus per cui lascio la mia borsa, prendo le sue valige e la aiuto a sistemarsi al suo posto. Durante il viaggio, però, la signora si sente poco bene e da ciò che dice mi accorgo che, arrivata a Corato, non avrebbe trovato nessuno ad attenderla per accompagnarla a casa. Mi dico che potrei scendere con lei, nonostante non fosse la mia fermata, e accompagnarla, ma questo avrebbe fatto saltare i miei piani. Mentre penso tutte queste cose sento che la signora sta chiedendo ai passeggeri intorno a me quale fosse la loro fermata e se qualcuno potesse aiutarla a tornare a casa così, subito, metto da parte i pensieri e le dico che l’avrei accompagnata io. Scendiamo e la signora, stupita dal mio gesto, non fa altro che ringraziarmi. Durante il breve tragitto per raggiungere casa sua parliamo tanto e, una volta lì, decido di accompagnarla fin su visto che non riusciva a camminare e che nel suo palazzo non c’era l’ascensore. Arrivate sulla soglia della porta ci salutiamo tra ringraziamenti e sorrisi sinceri. Ero felice e, come se non bastasse, non solo sono riuscita ad arrivare puntuale al mio appuntamento ma avvertivo una carica e una gioia tali da cancellare la stanchezza di una giornata di lavoro.


Ogni giorno per lavoro sono a contatto con tante persone, molti sono ragazzi che prima di laurearsi trascorrono da noi alcuni mesi per imparare nuove cose. Trascorriamo insieme molte ore al giorno, e ci sono molti momenti in cui la stanchezza si fa sentire e prevale la tristezza per le difficoltà e le cose che non vanno come vorremmo. In questa quaresima mi sono ripromessa di amare di più i miei colleghi e questi ragazzi, di chiedermi ogni volta come Gesù li amerebbe al mio posto. Così ho cercato di seguirli con più attenzione, e quando mi accorgo che sono tristi o in difficoltà mi fermo con loro per capire come stanno, per aiutarli se hanno un dubbio, incoraggiarli se qualcosa è andata male o scherzare per tirarli un pò su. E capita che spesso anche loro vengano a chiedermi un consiglio, o abbiano bisogno di essere ascoltati, di sfogarsi e condividere le loro ansie e paure. Per me questo vuol dire spesso interrompere il mio lavoro per qualche momento e rimandarlo, anche quando ho tante cose da fare o preoccupazioni o poco tempo per fare tutto. Ma cerco di farlo con tutta me stessa, perché so che io non sono sola e c’è Gesù che mi ama e mi aiuta e mi chiede di seminare anche nel cuore di chi mi sta vicino, questa fiducia nel suo amore. Ed è bello vedere poi che anche loro si prendono cura di me quando ho bisogno, o i loro gesti d’affetto. Ma ancora più bello è quando vedo che questi ragazzi si aiutano fra di loro e fanno qualcosa in più per gli altri, perché vuol dire che quel piccolo seme è germogliato e porta frutto.

In quest’ultimo periodo la mia famiglia sta attraversando una situazione di prova che purtroppo non ci stava facendo vivere nella pace e nella serenità, perché la paura aveva preso il sopravvento sulla speranza. Per proteggere con determinazione però quanto Dio ha seminato da sempre e caparbiamente nella mia vita, da ancor prima che io lo scoprissi, per proteggere responsabilmente ogni suo dono, in questa Quaresima sto cercando di “rimanere” in Dio tornando a Lui prima con la Confessione, poi con l’Eucaristia e ogni giorno cercando un momento per fermarmi e meditare la Parola con l’aiuto delle omelie del Papa, con le udienze e con l’Angelus. Solo questo “rimanere” mi sta aiutando a vivere, nella pace, la gioia del presente senza la preoccupazione di cosa dovesse accadere qualora la situazione non dovesse sbloccarsi. Il problema non è sparito… ma è visto nella giusta prospettiva, dall’alto.

Papa Francesco il 15 febbraio 2015 durante la sua omelia ha detto: “Vi esorto a servire Gesù crocifisso in ogni persona emarginata; vi esorto a vedere il Signore in ogni persona esclusa che ha fame, ha sete, è nuda, che è ammalata o in carcere, che non ha lavoro o ha perso la fede”. E’ questa l’esperienza che vivo da qualche tempo con altre persone che si preoccupano di ri-dare dignità a tanti indigenti che vivono proprio questa condizione di esclusi e di emarginati dalla società. Non si tratta solo di dare un piatto caldo a chi non può permettersi di fare la spesa, ma si tratta di entrare in relazione con loro, conoscere le loro storie e dividere un po’ del nostro tempo con chi chiede di essere solo ascoltato. E’ un’esperienza che mi arricchisce tanto e mi aiuta a guardarmi intorno per riconoscere il fratello che è nel bisogno in famiglia, nel vicino di casa, nella comunità parrocchiale, al supermercato, per strada…, insomma, nella vita di ogni giorno.


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